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Los Roques 2008


Sono appena rientrato da una breve ma intensa settimana di pesca a Los Roques in compagnia degli amici Osvaldo e Adamo, otto giorni di vacanza che ci hanno permesso di staccare la spina dal lavoro e dallo stress quotidiano ricaricando finalmente le pile. Anche se il tempo a nostra disposizione non è stato molto, la qualità dell’esperienza vissuta, la giusta compagnia, e l’intensità delle emozioni provate pescando questi pesci fantastici ci hanno degnamente appagato.
In queste righe, cercherò di sintetizzare alcune informazioni, e magari dare anche dei suggerimenti utili a chi ha intenzione di andare a pesca a Los Roques.
Il nostro viaggio è stato organizzato minuziosamente dalla “Galizia Tour” che non avendo potuto prenotare un volo diretto con l’Alitalia per le note vicissitudini della nostra compagnia di bandiera, ha scelto un volo della compagnia spagnola “Iberia” Roma-Madrid-Caracas.
All’arrivo a Caracas il primo imprevisto, il mancato recapito di alcuni bagagli, che ha comportato la perdita dell’ultimo volo della sera per Gran Roques e ci ha costretti al pernottamento a Caracas.
Il mattino seguente c’è finalmente stato il viaggio di trasferimento per Gran Roques sul piccolo e “attempato” trimotore a otto posti. Dopo circa 35 minuti di volo sull’oceano, si inizia a scorgere l’arcipelago, e la vista degli atolli corallini e del mare che passa dal colore blu intenso a quello verde e azzurro chiaro è di tale bellezza che presi dall’euforia si inizia a scattare foto, a fare riprese e si dimentica per un momento ogni preoccupazione sul volo.
I preparativi per l’atterraggio del grosso “calabrone” sulla minuscola pista dell’aereoporto ci riportano però bruscamente alla realtà.
 
Una volta atterrati a Gran Roque, e controllati i documenti, paghiamo una piccola tassa di accesso all’arcipelago per il “mantenimento del luogo”e ci muniamo del necessario permesso giornaliero di pesca.
Giunti alla Posada, veniamo accolti da Ismael Esteves (il direttore) ed il personale dell’Acquamarina che dopo averci offerto un cocktail di benvenuto, ci hanno fatti accomodare nelle nostre stanze, il tempo di cambiarci, prendere l’attrezzatura e via in barca sulla vicina isola di Madrizquì, meta di bagnanti e buona per pescare dalla riva. Pescando per la prima volta i bonefish, non è sempre facile distinguere in tempo utile i pesci che si muovono sul fondo marino come ombre, veri e propri fantasmi che si spostano grufolando in cerca di cibo. Occhiali polarizzati dalle lenti di diversi colori sono indispensabili sia per mitigare l’accecante luminosità e i riflessi dell’ acqua ma soprattutto per vedere dove lanciare l’esca con precisione anticipando l’arrivo dei pesci. I “Macabì” o “Pez raton” come i locali chiamano i bonefish, sono pesci straordinari
ma molto sospettosi, il minimo errore di lancio o una posa troppo
rumorosa provoca un fuggi fuggi generale creando il vuoto intorno a voi per un bel po’ di tempo. Trovare l’artificiale adatto o il gummy minnow della giusta dimensione, peso o colore, può presentare qualche problema ma riuscire a vedere il bonefish prima di essere visti, rimane sempre la cosa più importante.
Altra difficoltà è rappresentata dall’eterno soffiare degli Alisei che a volte increspano l’acqua e non ti permettono pescare a vista, costringendoti a lanciare faticosamente contro vento, con onde che muovono il fondo e rendono l’ acqua di colore lattiginoso. Gran Roques offre buone possibilità di pescare comodamente da riva anche se i pesci sono molto smaliziati e spesso disturbati dal via vai delle barche e dai bagnanti. Quasi tutte le Posadas dispongono di barche che portano gratuitamente i loro ospiti sugli isolotti più vicini (Madrizquì, Cayo Pirata, Francisquì, Nordisquì ecc.) equipaggiandoli di ombrelloni e frigo.
Per pescare in solitudine ed in maggiore tranquillità è necessario però raggiungere le isole più lontane facendosi accompagnare da una barca che fa escursioni a pagamento. Il prezzo varia a seconda della distanza e della durata del viaggio e va dagli 80 bolivares (circa 32 USD) necessari per raggiungere Cayo de Agua ai 50 bol per Crasquì (se in quest’isola volete fermarvi da Juanita a mangiare l’aragosta portatevi il vino!) ai 60 bol per Espenquì o Sarquì. Tutte queste isole sono ottime per pescare da riva.
Unico neo è rappresentato dal fatto che la barca vi lascia in un posto per tutto il giorno e lì se siete fortunati e c’è un buon transito di pesce bene, altrimenti ….ciccia! Potete sempre aspettare che il pesce arrivi facendo il bagno e prendendo il sole. L’Alternativa migliore è quella di prendere una guida esperta che con 200-250 $ al giorno porterà due o tre pescatori a bordo della sua barca nei posti più irraggiungibili dell’arcipelago, cercando di farvi pescare i pesci desiderati, fornendo assistenza e tutte le indicazioni necessarie (esche, colori, lunghezza dei finali ecc.) per farvi passare una indimenticabile giornata di pesca.

 

Vari tipi di pesci che si possono catturare pescando a mosca

 Il costo della barca dipende generalmente dal periodo dell’anno, in alta stagione i prezzi sono alle stelle ed in considerazione delle molteplici escursioni, immersioni, snorkeling ecc. è difficilissimo trovare imbarcazioni libere, bisogna anche tenere presente che le flats delle isole più famose sono le più battute, con notevole pressione di pesca, e che le cinque barche del lodge di pesca ufficiale sono quasi sempre prenotate.
Sappiate inoltre che i numerosi pescatori a mosca che frequentano l’arcipelago ed in particolar modo quelli americani, dispensano laute mance alle guide e non badano a spese per accaparrarsi il meglio!!! In bassa stagione invece, le attività sono meno frenetiche, i prezzi più abbordabili ed è più facile mettersi d’accordo per cifre meno impegnative! Uno dei posti più pescosi in assoluto tra quelli da noi visitati è una località dove si incontrano due forti correnti e la turbolenza è tale da creare una lunga striscia di acqua biancastra denominata “Agua de leche”, qui l’acqua è profonda un paio di metri e i pesci sono attirati dai gamberetti e dai piccoli crostacei sollevati dal fondo. Ebbene questo posto è stata la Waterloo della pesca a mosca dato che Adamo, che è un pescatore alle prime armi, pescando a lancio dalla barca con dei piccoli Jig dalla testa piombata, ha iniziato a catturare un bonefish dietro l’ altro mentre noi poveri moschisti siamo stati surclassati e messi in minoranza, relativa, non riuscendo a vincere la corrente e far affondare bene le nostre esche troppo leggere con la coda galleggiante. Per decenza è meglio stendere un velo pietoso sui commenti e sulle risatine sarcastiche di Adamo e della guida.
Per finire, l’accoglienza è ottima, il cibo è abbastanza buono e la voglia di tornare per pescare i Tarpon è tanta! Le canne che abbiamo usato sono da nove piedi per coda 9-10-12 possibilmente in quattro pezzi.
Per i mulinelli scegliete gli Antireverse se non si vogliono problemi con le dita o buoni mulinelli antisalsedine ma sempre con ottima frizione , per code 9-10-12 ed almeno 200 metri di backing da 20 lbs . Code WF galleggianti da mare meglio se specifiche per acque tropicali. Finali a nodi lunghi dai 2,50 ai 3,00 m tip in fluoro-carbon dal 0.25 al 0.30.
Quanto alle esche, indispensabili i piccoli Gummy minnows di colore blu, grigio e verde, buoni i Crazy Charlie o Clouser minnow, rosa beige o marroni (tan).
Ringraziamenti particolari ad Elena Torrero per i suoi gummies, agli amici Fabrizio Gajardoni e Michele di Berardino per le loro ottime imitazioni di gamberetti e Crazy Charlies, a Ismael e tutto lo staff della Posada Acquamarina, ai fratelli Enrique, Pedro e Alfredo Salazar (le guide).

Claudio D’Angelo

About Roberto

Approdato alla pesca con la mosca artificiale nel 1976, ne trae il massimo della soddisfazione grazie al connubio con la passione della fotografia e delle scienze naturali.