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Progetto AQUA

Linee guida 

La Scuola Italiana di pesca a Mosca (SIM), associazione senza scopo di lucro che per Statuto sociale si occupa di divulgare la pesca a mosca e di tutelare e valorizzare l’ambiente ha deciso, tramite una apposita sezione interna, di proporre un progetto senza dubbio lungimirante e coraggioso.

Un progetto che permetta di recuperare e preservare gli ambienti, al fine di consentire anche
alle generazioni future, di ammirare e di godere di un dono della natura che purtroppo ad oggi rischia di venire irrimediabilmente compromesso dall’attività dell’uomo: i FIUMI e i loro abitanti.

L’idea che è alla base del progetto è quella di rendere i fiumi liberi e liberamente fruibili non solo ai pescatori ma a tutti i cittadini che a ciò siano interessati, con gestione diretta da parte delle pubbliche amministrazioni locali, consigliate e coadiuvate dalle associazioni di pesca e sport
acquatici,ambientaliste nonché dalle istituzioni universitarie. Questi soggetti infatti, data la conoscenza dell’ambiente acquatico, sono  in grado di fornire consigli teorico-scientifici e pratico-operativi ed effettuare monitoraggi costanti sullo stato di salute dell’habitat; indagini di indubbio interesse volte proprio al recupero ed alla valorizzazione dell’ambiente.

A ben vedere, infatti, tutte le associazioni di sport acquatici hanno o devono avere quale interesse primario proprio quello sopra citato poiché solo un ambiente salubre ed incontaminato può consentire di svolgere gli sport e/o gli hobbies praticati.

Il progetto si intende esteso a tutte le categorie di pescatori ed a tutte le associazioni di sport acquatici in generale poiché l’idea portante del progetto è quella di divulgare, in tutti i settori interessati, il recupero e la preservazione dei fiumi e degli animali che vivono in essi e grazie ad essi.

Il progetto Aqua nasce quindi dall’esigenza di mutare i metodi della gestione attualmente in atto nella gran parte dei fiumi e torrenti del nostro Paese in maniera tale da approntare una tutela effettiva degli habitat fluviali anche attraverso un processo di educazione dei pescatori e dei fruitori di tali ambienti.

I fiumi, la flora e la fauna che ne fanno parte integrante, sono infatti beni essenziali, inalienabili e non assoggettabili a valutazioni economiche ed appartengono alla comunità tutta nella più totale e generale espressione, paesaggistica, ambientale e culturale.

I fiumi infatti non possono essere considerati alla stregua di risorse da sfruttare con attività economiche di ogni genere, al contrario, sono risorse preziose che possono e devono essere fruite liberamente ma nel pieno rispetto di regole semplici ma chiare, poste per la loro stessa salvaguardia.

Va inoltre considerato che i corsi d’acqua ricoprono l’importante funzione di corridoio biologico per la fauna selvatica, per questo motivo si ritiene altresì necessaria la salvaguardia e l’estensione della vegetazione riparia, attraverso il recupero delle zone golenali ed il ripristino delle aree umide. Il tutto al fine di incrementare la biodiversità della flora e della fauna.

Il panorama attuale ci consegna invece troppi corsi d’acqua di fatto privatizzati mediante l’istituzione di zone ad hoc dove esercitare l’attività alieutica a pagamento, sport acquatici e in particolare la pesca a mosca,  con modifiche radicali degli ecosistemi ed introduzione di specie ittiche alloctone anche in quantità superiore alla sostenibilità del fiume, il tutto al fine di attirare il maggior numero di frequentatori.

Questa situazione di sfruttamento a scopo di lucro da parte delle diverse discipline sportive, induce ad una diseducazione nel rispetto ambientale e un eccessivo senso del diritto da parte dei vari fruitori.

I promotori e gli ideatori di questo progetto propongono invece un modello gestionale diverso
fondato su alcuni punti fondamentali ritenuti vieppiù irrinunciabili.

PROPRIETA’ PUBBLICA DEI CORSI D’ACQUA.

Il presente progetto prevede innanzitutto la necessità di riaffermare la proprietà delle acque interne in capo alle istituzioni locali, unici soggetti in grado di occuparsi direttamente della loro gestione senza che i privati, siano essi persone fisiche o giuridiche, possano vedersi riconosciuta la possibilità di godere, di concessioni esclusive di fiumi e/o torrenti.

Eventuali attività poste in essere da tali ultimi soggetti dovranno essere considerate alla stregua di interventi di ausilio rispetto all’attività gestionale vera e propria. La profonda conoscenza dell’ambiente fluviale e l’esperienza di cui godono molte associazioni ambientaliste e di pescatori, potranno infatti rappresentare un valido strumento da porre al servizio dei pubblici amministratori nel necessario processo di rivalutazione e di valorizzazione dell’habitat fluviale.

SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE NATURALE.

Strettamente connesso con il punto precedente è il 2° obiettivo del progetto Aqua che prevede interventi tesi ad ottenere ambienti fluviali quanto più possibile naturali.

La salvaguardia delle specie ittiche autoctone e/o rustiche in grado di riprodursi naturalmente,e lo studio di reintroduzione delle stesse la dove necessario e comunque in quantità e in habitat compatibili, è un punto irrinunciabile.

 Altro obiettivo del presente punto è quello del rispetto del deflusso minimo vitale (DMV) calcolato non più con gli attuali criteri empirici ma con nuove modalità già sperimentate con successo su alcuni corsi d’acqua nazionali ed esteri, in particolare con il metodo PHABSIM che prevede lo studio dei microhabitat fluviali ed il quantitativo ottimale di acqua necessario alla loro conservazione.

L’assoluto divieto di interventi in alveo con mezzi meccanici ,considerati per lo più inutili ai fini della messa in sicurezza dei cittadini,  il divieto di modificare il naturale corso dell’acqua mantenendo le naturali situazioni di rallentamento, anse, ostacoli naturali, necessarie alla formazione di microhabitat, alla funzione fitodepuratoria e all’alimentazione delle falde. Attuare,come previsto dal PAI (piano riassetto idrogeologico), la delocalizzazione delle costruzioni dalle zone ad alto rischio esondazione(R4) (golene) ( norma inserita in tutti i PAI).

 ESTENSIONE DEL CATCH & RELEASE.

Ogni fiume, reso libero dalle gestioni private, sarà quindi fruibile da tutti i pescatori, indipendentemente dalla tecnica di pesca utilizzata. La condizione minima richiesta affinché il pescatore possa esercitare la sua attività liberamente, dietro pagamento delle sole tasse governative, sarà la pratica istituzionale del C&R (catch and release, sistema di rilascio del pescato vivo e in buone condizioni), con limitate eccezioni previste dai vari organi istituzionali (es: capi trofeo).

In via transitoria potranno essere previste zone pronto pesca, autofinanziate, la dove non ci sia la possibilità di interazione con le specie autoctone.

 

COLLABORAZIONE TRA ASSOCIAZIONI DI PESCATORI E ATTIVITA’ ACQUATICHE

All’interno di un contesto fluviale gestito direttamente dalle istituzioni pubbliche, privato da riserve dedicate a specifiche tecniche, sarà possibile ridurre al minimo i contrasti oggi esistenti tra le varie categorie di pescatori e fruitori di altro genere e promuovere quelle forme di collaborazione necessarie a combattere quei fenomeni che minacciano in maniera grave la sopravvivenza degli ecosistemi fluviali (inquinamento, captazione, sfruttamento).Sarà così possibile promuovere iniziative unitarie atte all’educazione ambientale, al rispetto del patrimonio ittico e floreale anche al fine di individuare, condividere e quindi divulgare tecniche meno invasive.

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