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Reportage di pesca fiume Orfento 2016

07 orfento 2016Report di una semplice ed entusiasmante pescata in ambienti naturali e vicini a noi

 

Una tarda mattina di fine agosto con temperature di oltre 30 gradi mi sono detto. Vado a pesca sul Fiume Orfento a Caramanico Terme (50 km da casa), in zona Parco nazionale della Majella dove c’è un piccolo tratto (1,5 km) di acque dove è possibile pescare solo a mosca  no-kill per preservare la fauna autoctona. In quel tratto di fiume non vengo immesse trote da  moltissimo tempo. Nei mesi precedenti avevo esplicato tutte le attività burocratiche per il rilascio del permesso di pesca, che però è tutto on line e con tempi brevissimi. Il permesso di pesca è di € 10,00 giornalieri.

Il fiume Orfento è un piccolo torrente che nasce dai monti della Majella e dopo qualche kilometro, in cui scorre in una profonda ed incassata vallata, si getta nelle acque del Fiume Orta proprio sotto l’abitato di Caramanico Terme.

 

La conformazione e le piccole dimensioni del torrente, non consente di pescare in più di 2-3 persone e quindi è un itinerario molto particolare ed impegnativo dove una buona tecnica di lancio è assolutamente necessaria per catturare le bellissime trote fario selvatiche presenti, ma di dimensioni non rilevanti.

Sull’Orfento vi avevo portato nel mese di giugno (dopo il Sim Fly Festival) due pescatori a mosca stranieri (Ken Whelan (Irlandese) e Markus Muller (Tedesco residente in Irlanda) che hanno pescato in tutte le acque più famose del mondo e dopo una giornata di pesca trascorsa sull’Orfento sono rimasti enusiasti e meravigliati dalla selvaggia bellezza delle acque e dalla rusticità delle trote fario catturate, anche se di dimensioni non eccezionali.

Secondo me la pesca a mosca deve trasmettere emozioni e queste le può dare anche una piccola trota fario di 20 cm catturata in un ambiente mozzafiato con un lancio preciso senza allarmare il pesce.

Tornando alla mia pescata di fine estate, sono sceso sul fiume percorrendo un viottolo scosceso andando nella profonda gola sottostante con un dislivello di almeno 200 metri, e la frescura del torrente mi aveva già rigenerato.

Il fiume è costeggiato da un sentiero con ponticelli e scalini che viene utilizzato dai tantissimi escursionisti, anche famiglie, attesa la facilità del percorso, che risale fino al Centro Visite del Parco della Majella.

Appena arrivato sul fiume, con mia somma delusione vedo ritornare da monte un nostro istruttore Peppe Roso che aveva appena finito di pescare ma era sceso al mattino presto e mi aveva assicurato che al ritorno non aveva pescato e che avrei comunque potuto pescare tranquillamente. Non molto convinto mi sono preparato per affrontare le impegnative acque del torrente che aveva una portata molto ridotta con acqua limpidissima e con pesci che non si vedevano, come accade di solito.

Con i molti turisti sul sentiero che a volte rasenta l’acqua, il mio umore era ormai sotto i tacchi, ma solo la scarpinata di oltre 20 minuti per risalire e cambiare fiume, oltre al caldo, mi ha convinto che avrei comunque trascorso qualche ora in un ambiente incontaminato e selvaggio e che la cattura non era molto importante.

Invece, come accade di solito, ho potuto pescare tranquillamente catturando oltre 10 trote di cui 3 di oltre 35 cm e prese in correntine di acqua bassa e sotto la vegetazione.

Ho pescato con mosche voluminose con ciuffetto bianco e con alcune sedge in pelo di cervo che mi avevano regalato, in una splendida scatola in legno, i miei amici e soci Sim Daniele Scipione (per tutti free willie) e Ferando Federico.

Ovviamente non mi sono tirato indietro quando in una lama di corrente lenta e profonda una piccola trota che non voleva saperne di salire sulle mosche voluminose che rifiutava sistematicamente ed allora ho legato al finale la mia infallibile Scarpantibus che l’ha ingannata ed ho avuto la riprova che questa mosca (che deve essere sempre presente nella nostra scatola) cattura anche in torrente.

Poi per non lasciare nulla di intentato, sotto una cascatella di una briglia, ho legato l’altra mia creatura, lo “strimm nero”, e non vi dico la gara tra le trote presenti nell’acqua spumeggiante, che facevano a gara ad inseguire l’artificiale e quindi ne ho catturate 2. E poi dicono che in torrente non si può pescare a streamer.

Dopo 3 ore di pesca, stanco ma soddisfatto, ho ripreso il sentiero del ritorno e dopo 170 scalini ripidissimi e 20 minuti di ascesa sono riemerso nel bagliore estivo dalla gola profonda, per me paradisiaca, in cui  mi ero immerso lontano dai problemi e dal ritmo della nostra era moderna.

Questo mio breve racconto non vuol essere una promozione del Fiume Orfento, perché non avrebbe la capacità di accogliere tanti pescatori a mosca, ma raccontare un’esperienza che consiglio a tutti di fare in acque vicino a noi e  senza andare all’estero, per provare emozioni che a volte abbiamo sotto casa, senza accorgercene.

Le pesca è emozione e queste possono trovarsi in qualsiasi posto e con qualsiasi pesce, basta non essere assillati dalla smania di catturare tanto e sempre più grosso, a volte con pesci di cartone immessi per ingannare i pescatori vanificando il vero spirito della pesca mosca.

Viva i valori e lo spirito vero della pesca a mosca.

Osvaldo Galizia

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