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L’Angolato

IL LANCIO ANGOLATO

Prima di addentrarci nella trattazione del lancio vero e proprio è doveroso fare alcune considerazioni circa i concetti di base menzionati in precedenza, essi consistono essenzialmente in:

ANGOLAZIONE

DIREZIONALITA’ E LINEARITA’

PIANO DI LANCIO

VELOCITA’

analizziamo nel dettaglio cosa sono, ma soprattutto cosa esprimono questi concetti.

 

 

ANGOLAZIONE

Con il termine angolazione si intende la prerogativa che quasi ogni lancio deve avere: quella di proiettare la coda verso il piano dell’acqua “mirando” verso il bersaglio, e non in un punto imprecisato al di sopra di esso.

Da ciò scaturisce che il nostro lancio dovrà essere necessariamente indirizzato con una direzione che, a partire dalla vetta della canna (che alla fine dell’azione di lancio dovrà risultare parallela al piano dell’acqua), avrà la direzione verso il punto in cui vogliamo che la mosca si posi. Immaginando di congiungere con una linea retta il punto in cui desideriamo posare la mosca, con la vetta della canna otteniamo l’angolo del lancio. Anticipiamo che la linea immaginaria che congiunge l’apicale della canna e la mosca nel momento di toccare l’acqua rappresenta esattamente la configurazione che la coda e il finale devono avere alla fine del lancio e un istante prima che cominci la vera e propria azione di pesca.

Un lancio fatto in angolazione ci permette di posare in acqua per prima, e con assoluta precisione, la mosca, evitando di avere fastidiosi inconvenienti quali il vento, che potrebbe falsare il punto in cui intendiamo posare la mosca, o il finale, che cadendo viene trascinato dalla corrente ancora prima che la mosca tocchi l’acqua (figura 1)

 

traiettoria-2

 

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figura 2. Angolazione del lancio e lancio parallelo. E’ fondamentale controllare sempre che il lancio sia diretto verso la superficie. In fase di allenamento non bisogna temere di “sbattere”la coda in acqua, al fine di abituare e memorizzare correttamente nella muscolatura il concetto di angolazione

 

DIREZIONALITÀ E LINEARITÀ

I termini direzionalità e linearità traducono una prerogativa del lancio strettamente legata all’angolazione, tuttavia, mentre da un lato l’angolazione consiste nel proiettare la mosca verso il piano dell’acqua, la direzionalità (o linearità) sono il tramite attraverso il quale è possibile ottenere tale risultato.

Attraverso un movimento lineare, espresso nella direzione del punto in cui si vuole che la mosca si posi, è possibile ottenere l’angolazione e la precisione desiderati (analizzeremo nel seguito quale punto del sistema “braccio-mano-canna” deve esprimere una traiettoria perfettamente lineare e direzionale)

La direzionalità è inoltre una componente fondamentale del “Momento Spinta”, infatti, in quasi tutti i lanci, è necessario che il momento spinta sia direzionale e lineare al fine di consentire alla coda di viaggiare secondo la traiettoria che desideriamo (figura 3)

 

 

piano-di-lancio-1

 

figura 3. Corretta partenza nel lancio angolato. È importante sottolineare che, in virtù della linearità, sia nella partenza per il lancio indietro che al termine del lancio in avanti, la coda ritorna nella stessa posizione. In fase di apprendimento e di allenamento è importante controllare che la partenza del lancio sia corretta al fine di evitare involontari e incontrollati fuori piano o rotazioni per riportare la coda nella traiettoria corretta.

 

 

 

PIANO DI LANCIO

II piano di lancio, è un concetto che esprime la necessità di eseguire tutta l’azione di lancio come se la coda sia adagiata su un piano immaginario. Nello specifico, tale piano è quello che passa per il punto in cui vogliamo che si posi la mosca e che ha come direttrice la canna da pesca.

Nella TS quasi tutti i lanci sono espressi secondo traiettorie che si esprimono su un piano, sia esso un piano verticale o man mano più inclinato fino all’orizzontale; ma c’è di più: in quasi tutti i lanci (ad eccezione dei curvi e di altri lanci) il Momento Spinta viene sempre eseguito in un piano.

A seconda del lancio che ci apprestiamo ad eseguire, adotteremo il piano più adeguato a quel lancio; nell’angolato il piano ideale su cui eseguire il lancio è quello che forma un angolo compreso tra i 45° e i 60° con il piano dell’acqua, considerando l’angolo 0° il piano dell’acqua stesso (figura 4).

 

 

gradi-piano-lancio

 

 

 

 

 

 

 

Figura 4. Il piano Ideale di lancio.

Il piano di lancio, nell’angolato è importante ai fini della linearità.

Al contrario di quanto si pensi, lanciando su un piano verticale, non è agevole ottenere una linearità come quella cercata; ciò verrà spiegato in seguito.

 

VELOCITA’

Contrariamente a quanto si possa pensare, la velocità è la caratteristica del lancio che permette il controllo totale della posa e della traiettoria. Un lancio eseguito con la velocità adeguata ci permette dì arrivare nel punto di pesca istantaneamente, facendo apparire la mosca in acqua con la stessa naturalezza dell’insetto che si posa sulla superficie: chiaramente questo non vuole essere un modo per imitare il comportamento degli inserti in acqua, ma serve per “sorprendere” il pesce il quale per prima cosa vede apparire nel suo campo visivo la mosca e non la coda o il finale. Ancora peggio sarebbe volteggiare la coda al di sopra della sua testa. La combinazione di velocità e angolazione produce una caratteristica fondamentale di tutta la Tecnica TS e in particolare dell’angolato, la silenziosità di posa, cioè la possibilità di “posizionare” la mosca nel punto in cui desideriamo senza mettere in allarme i pesci.

Parlando di velocità ci si potrebbe chiedere “quale deve essere la velocità che deve avere il lancio?” Non c’è una risposta a questa domanda, il lancio deve essere sufficientemente veloce da permettere alla coda di arrivare al bersaglio prima che la forza di gravita la trascini in acqua ma deve anche riuscire a “portare via sufficiente shooting”.

Introduciamo in questo punto un ulteriore concetto che ci verrà utile nel momento in cui parleremo del lancio e della sua esecuzione: lo Shooting.

Lo Shooting (dall’inglese “sparare, lanciare”) è quella azione che consiste nel rilascio di ulteriore coda alla fine del lancio per permettere alla stessa di esaurire la velocità che abbiamo prodotto e di arrivare sul bersaglio in maniera delicata e silenziosa; inoltre attraverso lo shooting si riesce a raggiungere una distanza maggiore rispetto al semplice volteggio della coda, con il duplice effetto che da una parte non si volteggia la coda sopra il pesce (che ne sarebbe inevitabilmente spaventato) e dall’altra ci permette di tenere in aria relativamente poca coda in modo da avere un controllo totale del lancio senza doversi “sbracciare” inutilmente e senza stancarsi nel volteggio.

 

IL LANCIO ANGOLATO E LA SUA ESECUZIONE

Iniziamo a parlare adesso del lancio più difficile e al tempo stesso più elegante e completo di tutta la Tecnica SIM, cioè il Lancio Angolato.

L’angolato è un lancio che sta alla base di tutta la TS , come ne costituisce tutta l’essenza e l’efficacia che una tecnica di lancio può esprimere; nell’angolato sono racchiusi tutti i concetti di cui abbiamo parlato in precedenza, ognuno di essi dosato alla perfezione affinché il risultato sia una coda veloce, perfettamente tesa e rettilinea, senza o quasi ondulazioni innaturali (in gergo si parla di coda pulita o analogamente di “pulizia di coda”); con la mosca che tocca l’acqua “apparendo” davanti al pesce senza il minimo rumore, né increspatura della superficie, e con il finale e la coda tesi ancora sollevati dall’acqua. È un lancio di difficile esecuzione che richiede una particolare concenti-azione, anche nei più bravi e allenati.

Allora viene da chiedersi: <perché insistere tanto su un lancio così difficile? E proprio fondamentale in pesca?>.

La risposta alla seconda domanda è “no, non è fondamentale in pesca, anche se è un lancio di indubbia efficacia”, mentre la risposta alla prima domanda è assolutamente interessante. Infatti, pur nella sua difficoltà, l’angolato costituisce la base di tutti, e nessuno escluso, gli altri lanci i quali sicuramente sono indispensabili in pesca.

Cerchiamo adesso dì spiegare come si esegue l’angolato, anticipando che solo l’esercizio e la supervisione di un Istruttore, senza escludere un costante allenamento, possono dare l’impostazione corretta per eseguire un angolato. Va da sé che questo testo deve essere preso come complemento agli insegnamenti degli Istruttori, perché per quanto ci si possa sforzare ed allenare è impossibile riuscire a controllare completamente i movimenti e la muscolatura senza l’adeguata impostazione iniziale e il controllo della coda e dei gesti di un occhio attento ed esperto.

Partiamo quindi con la canna parallela alla superficie piana davanti a noi, immaginando di essere su un prato e non in acqua, e con una porzione di coda ben distesa davanti. Si cerchi di allineare il più possibile braccio, canna e coda (vedi disegno 2). Affinché si possa iniziare con l’adeguata impostazione è fondamentale che la coda non sia centrata rispetto al nostro corpo, quindi deve essere disposta lungo una linea retta che passa adiacente al nostro fianco (a destra per i destrorsi, a sinistra per i sinistrorsi). Ciò è fondamentale per mantenere una perfetta linearità nel lancio in quanto se partissimo con la coda posta centralmente rispetto al corpo (in gergo si parla di “rientro”), per mantenere la linearità (intesa come la congiungente tra la mosca e la punta della canna) saremmo costretti a lanciare in obliquo, cosa del tutto innaturale e inefficace (vedi disegno 2.).

A partire dalla coda posta come abbiamo appena detto, inizia l’azione di lancio vera e propria e da questo punto dobbiamo:

sollevare la coda dal piano e indirizzarla alle nostre spalle;

“spingere” (indirizzare) la coda verso l’alto;

conferire alla coda una adeguata velocità affinché sia pronta per il successivo lancio avanti;

produrre un loop stretto per caricare adeguatamente il vettino per il lancio avanti;

controllare attentamente il piano di lancio per evitare sbandieramenti e torsioni indesiderate.

Per fare tutto ciò è fondamentale eseguire i movimenti in maniera fluida e armoniosa, dosando attentamente le velocità e le spinte.

Per spiegare il corretto movimento da eseguire per ottenere una coda “Alta”, “Pulita” e ‘Veloce” è fondamentale spiegare prima il “Momento Spinta”. Questa definizione è stata coniata dal suo creatore per tradurre la sensazione di una “spinta, fornita sulla coda per il tramite della canna” in un istante temporale cortissimo, “un momento”. Traducendo questa sensazione in termini fisici dobbiamo fornire alla coda, sempre per il tramite della canna, un impulso, ovvero dobbiamo applicare ad essa una forza che agisce per un lasso di tempo brevissimo.

Il momento spinta è il gesto in assoluto più misterioso ed affascinante di tutta la TS, è l’istante in cui si produce la velocità tanto desiderata, ma siccome il momento spinta non può essere eseguito in maniera indipendente dal lancio completo, iniziamo a parlare dell’azione da compiere, dapprima per il lancio indietro e successivamente per quello avanti.

Abbiamo disposto la nostra coda davanti a noi (si ricordi la linea retta che lambisce il lato destro del corpo su cui è adagiata la coda. disegno 2), da questo punto dobbiamo iniziare a richiamare la coda verso il nostro corpo; per un corretto lancio all’indietro (in gergo inglese “back cast”) riprendiamo il concetto di linearità e applichiamolo all’apicale della nostra canna. Ne consegue che l’apicale deve percorrere una traiettoria perfettamente rettilinea (a meno della flessione che avrà la canna).

Per farlo iniziamo un movimento che, sempre in maniera continua e fluida, porta il gomito ad avvicinarsi al corpo lungo una linea retta posta in orizzontale; ciò non è proprio vero in quanto nel momento di avvicinarlo al corpo il gomito non viaggia parallelamente all’acqua ma in realtà segue una curva facendo perno attorno alla spalla, il gomito, quindi, nell’avvicinarsi al corpo, in virtù del fatto che l’omero del braccio ha una lunghezza fissa, si abbassa rispetto al piano dell’acqua.

Per compensare questo abbassamento e proiettare la coda in alto alle nostre spalle, dobbiamo agire con l’avambraccio sollevandolo fino all’altezza della nostra spalla. Ovviamente dobbiamo eseguire sempre il gesto in fluidità dei movimenti per cui gomito e avambraccio si muoveranno simultaneamente per portare l’apicale della canna a muoversi su una traiettoria rettilinea (figura 5).

 

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figura 5. Lancio indietro (back cast). A partire dalla posizione 0 (ipotetica posizione di pesca) dovremo seguire con le posizioni 1 – 2 – 3 la linea retta riportata in figura. Da notare il movimento del gomito e, posizione 4, del polso che “accompagnano” l’azione.

 

Nel compiere i movimenti dovremmo curare anche l’azione del polso e della mano; per quanto riguarda il primo è fondamentale che esso segua, senza forzare, l’azione; si consideri che piccole flessioni del polso causano sull’apicale delle rotazioni enormi per cui, dal momento che stiamo cercando di eliminare tutte le rotazioni e vogliamo far compiere al vettino una traiettoria il più rettilinea possibile, dobbiamo fare in modo che il polso “accompagni” l’azione e non che ne sia il padrone. Per quanto riguarda la mano, dovremmo curare con attenzione di non stringere troppo il sughero della nostra canna, avendo una presa il più morbida possibile. Si può tenete conto che si riesce tranquillamente a lanciare con soli pollice e indice. La mano agirà con decisione solo nell’istante in cui daremo il momento spinta e lo farà con una piccola stretta, quasi fosse un “pizzicotto”, sul sughero della canna.

A questo punto il movimento è concluso e affinché la coda si sollevi non basta fare correttamente il movimento, è anche necessario applicare a questo gesto la giusta accelerazione e soprattutto la “spinta” corretta per ottenere velocità. Vediamo di capire come applicare accelerazione e spinta nella maniera esatta.

Partiamo da un sistema completamente fermo (canna e coda allineati e distesi sul prato davanti a noi) e inibiamo il movimento, da velocità nulla dovremmo mettere in moto il sistema con una certa accelerazione (della quale parleremo in seguito, in quanto nel lancio avanti essa è fondamentale) che deve culminare con il momento spinta.

Se il lettore potrebbe chiedersi: “D’accordo io applico un’accelerazione, ma quanto?” Non c’è una risposta, l’accelerazione va dosata in base alla quantità di coda, alla velocità desiderata o da applicare a tutta una serie di fattori di contorno, quali vento, distanza, ecc.

Arriviamo, dunque, al “momento spinta”. Abbiamo detto che il momento spinta è quel gesto necessario a fornire alla coda un impulso, ovvero un incremento repentino di accelerazione che deve terminare nell’istante stesso in cui viene dato (ciò sarebbe un paradosso fisicamente impossibile, ma che vuole rendere l’idea di come eseguire il gesto). Durante questo brevissimo lasso di tempo in cui forniamo ulteriore accelerazione, grazie al momento spinta, otteniamo come risultato quello di incrementare notevolmente la velocità della coda, di conseguenza, non appena il momento spinta esaurisce la sua azione, l’apicale della canna rallenta e la coda, che è diventata più veloce dell’apicale, inizia a sorpassare la canna. Da questo momento inizia la formazione del “Loop”. La “durata” del momento spinta determina anche l’ampiezza del loop, più il momento spinta è impulsivo e più si formerà un loop stretto e a forma di cuspide.

Una caratteristica fondamentale che deve possedere il momento spinta è la “Direzionalità”, per cui, riprendendo quanto detto in proposito di essa, cerchiamo di tradurre il concetto in termini pratici. Ebbene direzionalità del momento spinta vuoi dire che il momento spinta deve essere dato nella direzione del bersaglio e in maniera perfettamente lineare. In questo modo il loop viaggerà lungo la giusta traiettoria per prepararci per il lancio in avanti. Si noti che la traiettoria del lancio indietro è la stessa del lancio in avanti ma con verso opposto poiché dobbiamo comunque mantenere il requisito fondamentale della linearità di tutto il lancio.

Durante il “back cast”, al termine del momento spinta all’indietro, l’apicale si troverà con una velocità inferiore a quella della coda e abbiamo formato il loop, non ci rimane che “ammortizzare”, anche se brevemente, il lancio. L’ammortizzamento non è altro che il progressivo rallentamento della canna nella direzione del lancio e lineare con esso, che inizia subito dopo il momento spinta e termina con la coda perfettamente distesa e alta alle nostre spalle. Al termine dell’ammortizzamento, se tutto è stato fatto bene, ci troviamo con il mulinello all’altezza della nostra spalla, l’apicale della canna rivolto all’indietro, la coda tesa e diritta alle nostre spalle. A questo punto inizieremo a vedere il vetrino della canna che, sotto la spinta della coda proiettata all’indietro si flette, quella piccola flessione del vetrino ci permette di “sentire” sulla mano il momento esatto in cui è necessario ripartire per il lancio in avanti.

In termini pratici, per fare in modo che tutta l’azione sia fluida, il lettore/allievo, nell’eseguire il movimento, immagini di non voler produrre l’accelerazione iniziale, cioè si pensi ad applicare da subito un impulso alla canna. In questo modo l’ergonomia naturale di ognuno di noi produrrà come risultato un gesto connotato dalle corrette accelerazioni e spinte necessarie per proiettare indietro la coda in maniera corretta, producendo una ottima velocità di coda e un loop sufficientemente stretto e pulito (figura 6)

 

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figura 6. Lancio indietro

 

Adesso pronti per il lancio in avanti, ipotizzando di non aver commesso errori abbiamo: coda alta e tesa alle spalle, vettino carico in virtù della velocità prodotta attraverso un loop stretto, e canna leggermente indirizzata alle spalle.

Da questo momento dobbiamo dapprima accelerare la coda in avanti, nella direzione del lancio, per formare il loop in avanti e portarlo fino alla completa distensione della coda. Quindi ci sono altre due fasi molto importanti, l’ammortizzamento e lo shooting; ma andiamo con ordine.

Iniziarne a riportare la coda in avanti cercando di far compiere al sistema braccio-mano-canna lo stesso percorso seguito per completare il back cast. Per fare questo immaginiamo ancora una volta di voler costringere il gomito a viaggiare lungo una retta adiacente al nostro corpo, dal momento che esso, contrariamente a prima, si solleverà rispetto al piano dovremmo agire con l’avambraccio per indirizzare la coda verso l’acqua. Si dovrà curare con attenzione maniacale affinché questo movimento avvenga il più possibile in maniera lineare secondo una traiettoria inclinata che incide il piano dell’acqua.

In virtù del cambio di direzione che abbiamo prodotto sulla coda e della accelerazione che stiamo imprimendo alla massa della coda stessa, otterremo come risultato un incremento di caricamento del vettino, ed è molto importante che il lanciatore impari a percepire tale caricamento (in maniera un po’ rozza si potrebbe dire di avvertire il vettino che si “appesantisce”) in quanto è solo così che si riesce a capire il momento migliore per applicare il momento spinta.

 

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Figura 7. Formazione della “lama di coltello”

 

Figura 7. In questa immagine si è riportata la sequenza del lancio in avanti. Si noti che in questa immagine la linearità di cui si è tanto parlato non è perfettamente rispettata, questo perché nel disegno si è rappresentato un angolato espresso sulla verticale e non su un piano inclinato di 45/60° e l’ergonomia naturale del corpo umano non permette, a meno di ritrovarsi con il braccio in alto, di seguire una linea retta. Inclinando il piano di lancio è molto più facile mantenere la linearità e ottenere loop più stretti e puliti. Il lettore / allievo è consigliato ad analizzare, in particolare, il momento in cui il loop si “stacca” dalla canna, il tratto di accelerazione e la zona del momento spinta. Si tenga pure presente che ad una brevissima e repentina escursione del calciolo della canna durante il momento spinta corrisponde una ampia escursione del vettino e un forte caricamento di quest’ultimo.

Il lanciatore durante l’esecuzione del gesto dovrà curare ancora una volta la direzionalità e la linearità di tutto il sistema, per cui l’accelerazione dovrà essere applicata in maniera immediata nella direzione del lancio e sempre secondo una traiettoria rettilinea (figura 8).

 

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Figura 8. Linearità del Movimento

L’accelerazione dovrà culminare di nuovo con il momento spinta; per capire come e dove applicarlo immaginiamo di seguire il lancio e analizziamo punto per punto il comportamento della canna aiutandoci con i disegni riportati nella figura 9.

Abbiamo già richiamato la coda e stiamo accelerando per aumentarne la velocità, ed appena l’apicale della nostra canna sorpassa la verticale, con un gesto repentino di tutto il braccio daremo un ulteriore impulso che sarà il termine dell’accelerazione. Tale impulso dovrà essere ancora una volta direzionale e lineare, espresso in maniera incisiva ma con una certa progressione.

 

 

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Figura 9. Particolare del movimento “Front Cast”: l’accelerazione – Il momento spinta e l’ammortizzamento. Si noti lo spazio d’escursione del momento spinta, che deve essere progressivo (vedi anche fig,8) ed il successivo ammortizzamento.

L’ammortizzamento smorza le vibrazioni del vettino e “pulisce” la coda.

 

 

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Figura 10. Profili delle velocità dei vettino in direzione orizzontale e verticale.

Nell’immagine qui di lato si è cercato di riportare in maniera qualitativa il profilo delle velocità del vettino in direzione orizzontale in direzione verticale (il vettino viaggia verso il basso per cui più è alta la velocità in direzione verticale e più il vettino sta scendendo).

È interessante notare che durante il momento spinta è massima la velocità del vettino in direzione orizzontale con piccole velocità in direzione verticale, al contrario, non appena esso termina la velocità in direzione verticale aumenta molto. Ciò è la causa principale della formazione della “lama di coltello”. Il picco di velocità in direzione verticale si ha quasi in corrispondenza della fine del lancio in cui stiamo lasciando shooting. Questo è fondamentale in quanto rilasciando lo shooting con la canna poco inclinata elimineremo la componente di attrito tra coda e apicale a tutto vantaggio della distanza e della velocità.

In allenamento, ed ancora di più in azione di pesca, si sarà automaticamente portati a imprimere ulteriore velocità con il polso piuttosto che con tutto il sistema mano-avambraccio-braccio, tuttavia l’uso smodato del polso accentua un fenomeno negativo chiamato “lama di coltello”, per cui si consiglia di sforzarsi di utilizzare tutte le articolazioni del braccio immaginando di voler mantenere il gomito avanti rispetto alla mano (di aiuto è il trucco di “buttare il gomito avanti”), chiaramente questo è impossibile ma è un espediente che permette di “ingannare” il polso per cercare di mantenerlo nella posizione corretta.

Quindi dovremmo trovarci con la canna inclinata di 45° circa rispetto all’orizzontale, il momento spinta terminato, la canna perfettamente diritta e la coda che inizia a sorpassare il vettino. Da questo momento avviene un fenomeno, estremamente negativo per il lancio, denominato “coda a lama di coltello” (figura 7) che è generato dalla flessione incontrollata verso il basso che il vettino inevitabilmente compie a causa della sua stessa “massa inerziale”, dapprima messa e in moto e poi repentinamente frenata al termine del momento spinta (figura 10). Questo fenomeno determina una forma della coda che ricorda appunto, la lama di un comune coltello, ciò porta la coda inferiore a viaggiare con una angolazione minore (al limite nulla, per cui parallelamente all’acqua) rispetto al loop e al tratto di coda superiore.

Ricordando quanto abbiamo detto a proposito dell’angolazione appare evidente che la “lama di coltello” è deleteria in quanto a causa di essa non si presenta in acqua per prima la mosca, ma il finale o la coda se il fenomeno è particolarmente accentuato.

Per cercare di ridurre il più possibile la lama di coltello o comunque mitigarne l’effetto negativo che ha sul lancio dobbiamo agire su due fronti: da un lato limitare i bruschi cambiamenti di velocità, per cui al termine del momento spinta (massima accelerazione) dovremmo ammortizzare diminuendo gradualmente la velocità dell’apicale e “accompagnando” il lancio fino alla definitiva posa della mosca, cioè il braccio sì fermerà, praticamente, quando la mosca si è posata in acqua. Dall’altro dovremmo fare in modo che l’effetto ‘lama di coltello” si esaurisca ancora prima di posarsi in acqua, se la lama di coltello non è eccessivamente marcata essa si esaurisce ritardando lo shooting.

Avendo già accennato a cosa sia lo shooting, vediamo di capire perché “ritardare lo shooting”. Spostiamo la nostra attenzione alla coda che viaggia, nel momento in cui formiamo il loop la lunghezza della coda che stiamo volteggiando determina la massa in moto. Se immaginassimo dì recidere la coda sull’apicale della canna nel momento in cui si forma il loop vedremmo la coda viaggiare tutta alla stessa velocità fino a raggiungere il punto in cui abbiamo mirato e ivi accartocciarsi, ma in virtù del fatto che la coda è collegata alla canna, man mano che il loop procede, la massa in moto diminuisce; dalla fisica sappiamo che l’energia cinetica si conserva, per cui al diminuire della massa la velocità dovrà necessariamente aumentare. In pratica è chiaro che ritardare lo shooting corrisponde ad una ulteriore accelerazione della coda.

Ci domanderemo: <Quando è il momento giusto rilasciare lo shooting? > La risposta corretta è : <Nell’istante esatto in cui il loop si apre>. Con ciò che eseguire il rilascio ritardato dello shooting richiede molto allenamento e pratica. Il miglior consiglio al lanciatore è quello di iniziare “rischiando di non fare shooting” per poi regolare progressivamente il momento esatto in cui rilasciarlo.

Alla fine dello shooting, avremo posato in acqua la nostra mosca con:

angolazione

velocità e loop stretto

precisione

silenziosità

shooting.

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