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Alfeo Busilacchio – Passione e arte nella pesca a mosca

Non ho la pretesa, né la capacità, di fare trattati di entomologia, ma, piuttosto, la speranza di aiutare concretamente tutti coloro che lo desiderano a capire meglio la pesca a mosca e il rapporto che intercorre fra il naturale e l’artificiale.

La pesca a mosca non è un hobby, ma arte a tutto tondo: la storia, l’etica, la didattica, l’entomologia; questi quattro punti fanno grande la pesca a mosca.
La storia: senza storia, senza memoria non c’è futuro.
L’etica, il rispetto delle regole: tutte le discipline sportive hanno delle regole, il calcio, la pallacanestro, la scherma, l’atletica leggera, etc. La pesca a mosca ne ha una in più: l’acqua appartiene a tutti, non è dei pescatori, quindi va preservata e rispettata. La didattica, le scuole, i club hanno il dovere non solo di insegnare la tecnica di lancio e di costruzione, ma soprattutto l’educazione ambientale ed il rispetto altrui.
L’entomologia è lo studio degli insetti acquatici (macroinvertebrati); non dobbiamo diventare tutti entomologi, ma saper distinguere un tricottero da un efemerottero e un plecottero. È un dovere soprattutto quando ci si cimenta a costruire una mosca, dobbiamo avere in mente cosa si va ad imitare: tutti i grandi pescatori a mosca sono stati entomologi o lo sono diventati.

GLI INSETTI NATURALI

Le Effimere sono le più primitive fra tutti gli insetti alati: esistevano già nel periodo dei dinosauri.
Per quanto concerne i cicli vitali, gli univoltini hanno una sola generazione all’anno, i polivoltini due o più specie all’anno e i semivoltini una generazione ogni due anni.
La famiglia delle Baetis è certamente quella che in assoluto raccoglie il primato del maggior numero dei generi con gruppi e sottogruppi (2000). Nelle subimmagini le ali appaiono opache frangiate lungo il margine posteriore, mentre sono trasparenti nell’immagine. L’addome è cilindrico, costituito da 10 uriti (sezioni), due cerci (volgarmente chiamate code); i maschi si distinguono per gli occhi molto più sviluppati delle femmine e pinze genitali (gonostili); protorace, piccolo e mobile, meso e metatorace fusi insieme.

I tricotteri costituiscono uno degli ordini più importanti fra gli insetti acquatici; hanno metamorfosi completa. La qualità più nota dei tricotteri è, però, quella che caratterizza lo stato larvale, almeno per la maggior parte delle famiglie, le quali, con la solo secrezione sericea o con l’aggiunta di sabbia, petruzze ed elementi vegetali, si costruiscono dei ricoveri mobili o fissi delle varie dimensioni e forme.
Oltre 300 specie conosciute suddivise in una ventina di famiglie.

I plecotteri sono un ordine di insetti molto antico: la durata della vita aerea può variare da pochi giorni a un massimo di un mese, mentre quella subacquea (stadio ninfale) può variare da cinque a sei mesi per le specie più piccole, a due o tre anni per quelle maggiori; la loro discriminazione è molto più facile allo stato acquatico che quello aereo perché le larve sono molto differenti tra di loro.

LA STORIA

Si parte da Ronald, che inizialmente, studiando 44 insetti, ci ha costruito 44 imitazioni, ed in quel periodo ancora non era stato inventato l’amo con l’occhiello.
L’amo con l’occhiello è stato inventato nel 1870 da H. S. Hall in collaborazione con Georg Holland e D.. Prima di questa scoperta importante, si fissava sul gambo dell’amo uno spezzone di “gut” (filamento naturale con cui i bachi da seta costruiscono il bozzolo) o di crine di cavallo bianco (le setole più lunghe della coda del maschio). Come la serie di mosche di Ronald, che nel 1836 ha scritto “The fly fisher’s entomology”, ispirandosi al testo “The fly fisher’s legacy” di George Scher del 1800.
A seguire Halford, discriminando 90 insetti, costruì 90 imitazioni: la prima serie “Floating fly and how” del 1886, la seconda serie la portò a 33 imitazioni “Modern development of the dry fly” del 1910.
Leonard, ha poi discriminato 102 insetti costruendo 102 imitazioni: “The trout fly” del 1921.
L. The Boisset, studiando 37 insetti, costruì 37 imitazioni, ha scritto “Le mouche du pêcheur de truite” del 1939; il testo riscontrò pochissimo successo dato il carattere entomologico dell’80% dell’intero scritto. Questo grande pescatore ed entomologo ha dato a ogni mosca il nome dell’insetto imitato, affinché non si creasse confusione all’interno dell’ampio ventaglio di nomi tecnici assegnati dagli autori precedenti alle imitazioni create fino a quel momento.


Nota: come si ottiene il “gut”.
Quando arriva il momento in cui i bachi da seta sono pronti per realizzare il proprio bozzolo, vengono immersi in una soluzione salata (salamoia): vengono uccisi; quindi induriscono. I bozzoli vengono aperti e le due sacche che si sono formate (che altrimenti diventerebbero seta) vengono stirate fino ai diametri voluti.

Alfeo Busilacchio – Responsabile Area Costruzione SIM

About Roberto

Approdato alla pesca con la mosca artificiale nel 1976, ne trae il massimo della soddisfazione grazie al connubio con la passione della fotografia e delle scienze naturali.