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Riflessioni sulla sagoma della mosca artificiale

IMG 6910Dall’inizio dei tempi della pesca a mosca, l’uomo ha cercato bene o male di imitare con artificiali adeguati il cibo preferito da trote e temoli, soprattutto efemerotteri in schiusa.

All’inizio ci si arrangiava avvolgendo del filo attorno ad un amo per imitarne il corpo, aggiungendo in testa una piuma morbida di volatile per simulare zampe ed ali, erano i famosissimi modelli detti spider tutt’ora in uso perché efficacissimi.

Già dalla metà del 14° secolo, però, gli artificiali vennero corredati di ali (J. Berners – 1496), per arrivare poi agli artificiali sempre più imitativi di A. Ronalds (1836) ed a seguire di F.M. Halford (1886).

Quindi, arrivati ai giorni nostri, possiamo ammirare creazioni iper realistiche di artisti internazionali che curano tutti i dettagli degli insetti imitati, impiegando svariate ore per portare a termine quelle che sono delle vere opere d’arte da ammirare nelle fiere e nei raduni del settore.

Tornando a finalità prettamente alieutiche, la grande maggioranza dei fly tiers, dal più esperto al principiante, costruisce i propri modelli impegnandosi a rispettare le proporzioni, la sagoma ed i colori di una determinata specie per utilizzarla sul fiume in occasione delle schiuse.

Assemblare un’imitazione, che ai nostri occhi appare simile all’insetto naturale, ci da soddisfazione e soprattutto sicurezza nell’approccio della preda e della situazione prescelta.

Alla fine, però, è sempre il fiume a comandare, facendoci restare perplessi sulla reale somiglianza dei nostri artificiali se confrontati con il reale aspetto delle effimere che vedremo passarci davanti in occasione di una schiusa.

Le foto che seguono ci daranno molti spunti di riflessione sulla necessità o meno di imitare la sagoma del naturale nei nostri artificiali, nel tentativo di imitare il più possibile le effimere presenti sulla superficie dell’acqua.

 

In questa foto l’effimera ha l’aspetto e l’assetto classico, per intenderci è quello degli artificiali che rispettano i canoni e le proporzioni come ci sono state tramandate dai nostri illustri predecessori: code, corpo, zampe ed ali ben evidenti come lo saranno i vari componenti del nostro artificiale destinato ad imitarlo.

 

Anche in questo caso la sagoma ci è familiare per aver visto spesso effimere adagiate morenti sull’acqua nello stadio chiamato “spent”, ma c’è già un’anomalia dovuta al fatto che l’insetto è adagiato sul dorso, contraddicendo la teoria che i pesci vedano esclusivamente la parte inferiore dell’addome e non quella superiore.

 

In questa foto l’assetto è ancora quello consono ai nostri artificiali, ma l’ala sinistra dell’effimera è collassata su sè stessa e la sagoma vista dal basso risulterà non più distinta come nei precedenti casi.

 

Qui sopra sono entrambe le ali ad essere collassate su loro stesse e, a livello di torace, la sagoma già sarà molto più confusa agli occhi del predatore che osserva dal basso.

 

In questo caso l’insetto è adagiato sul lato destro con l’ala sinistra non sviluppata, agli occhi del pesce si presenterà una sagoma ben poco simmetrica rispetto a quella della prima foto.

 

Qui incominciamo a vedere un assetto molto particolare in quanto l’effimera poggia su tre punti insoliti dati dall’estremità dell’addome e dalla parte posteriore delle ali protese in avanti; il fatto che sia a pancia in aria cambia poco nei confronti della sagoma. Molti già penseranno che, in questo caso, un modello di Devaux sarebbe molto indicato…

 

Nella situazione illustrata da quest’altra foto sarà molto arduo trovare nelle nostre scatole un artificiale che possa imitare la sagoma di questa povera effimera a testa in giù e code in alto, sicuramente in difficoltà,  vorrà dire che ci limiteremo a prenderne atto ed a vederla derivare davanti a noi.

 

Dopo aver assistito a tante situazioni del genere (questa breve carrellata di foto ne è solo un esempio), sono arrivato alla conclusione che l’imitazione esatta sul fiume non sia assolutamente necessaria, parlando ovviamente di tecnica dry fly, magari ci ispira solo più fiducia nel successo della nostra insidia.
Nell’assemblaggio degli artificiali cerco di curare maggiormente la dimensione e la tonalità degli insetti che intendo imitare, dando più importanza magari alla morbidezza dei materiali per ottenere parvenza di movimento ed usare un dubbing rado per dare traslucentezza a tutto l’insieme.

 

Roberto Brenda

About Roberto

Approdato alla pesca con la mosca artificiale nel 1976, ne trae il massimo della soddisfazione grazie al connubio con la passione della fotografia e delle scienze naturali.