lunedì , 14 Settembre 2020
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Bucktail naturale e tinto (foto dal web)
Bucktail naturale e tinto (foto dal web)

7 – Il pelo di cervo

Piccolo viaggio nella storia, caratteristiche ed utilizzo di questo ottimo materiale da costruzione.

Il pelo di cervo è innegabilmente uno dei materiali naturali tra i più utilizzati al giorno d’oggi nella costruzione delle mosche artificiali. Questa popolarità è dovuta alle sue straordinarie caratteristiche che lo hanno reso adatto alla costruzione di quasi ogni tipologia di artificiali per la pesca a mosca come dry flies, streamers, mosche da mare, popper per il black e artificiali da luccio , mosche per il salmone e molto altro…
Oggi più che in passato il mercato offre un’ampia scelta per questo prodotto , materiali con caratteristiche diverse  che possono  variare dal tipo di animale, dalla zona del mantello da cui è tratto il pelo e dal periodo stagionale in cui viene prelevato, il tutto  disponibile  anche in un’ampia gamma di colori.

La popolarità di questo prodotto naturale ai giorni nostri, in un periodo storico in cui tutto sta volgendo  anche nella pesca a mosca  verso prodotti sintetici sempre più evoluti e performanti, ha una base solida che viene da lontano e non è casuale.

Se guardiamo al passato, troviamo artificiali che hanno segnato un’epoca e reso famosi costruttori per le loro geniali intuizioni, dando vita ad artificiali che hanno riscosso  e riscuotono ancora oggi il consenso di intere generazioni di PAM.

Il contributo più importante in tale senso è arrivato dal nord America. L’ampia diffusione della cultura della pesca a mosca e la facile reperibilità di questo materiale hanno fatto il resto.

Solo per citare alcune creazioni di successo, basti pensare al “Muddler minnow” creato  nel 1936 dall’americano  Don Gapen per imitare un tipo di scazzone, artificiale che oggi viene ancora ampiamente utilizzato nelle sue diverse varianti e non solo per pescare “sotto”.

 

Versione "moderna" di Muddler minnow (foto dal web)
Versione “moderna” di Muddler minnow (foto dal web)

 

Elk Hair Caddis di fattura simile all’originale di Al Troth (foto dal web)
Elk Hair Caddis  di fattura  simile all’originale di Al Troth (foto dal web)

 

La Elk hair caddis “ di Al Troth datata 1957 è forse una se non la più indovinata imitazione di tricottero fino ad oggi creata, molto popolare ovunque (chi non ne ha una nelle scatole portamosche!)

La “Haystack” di Fran Betters , che è stata il concetto di mosca su cui successivamente sono state sviluppale le “Comparadun” di Caucci e Nastasi (1972), e le “Sparkledun” di Craig Mathews negli anni ’80.

Le Dry Flies della serie “Wulff” di Lee Wulff che in origine ( i primi dressing della serie sono datati 1930) impiegavano il bucktail per code e/o ali di alcuni modelli, sostituiti nella loro evoluzione con altri materiali.

Senza dimenticare tutta la serie di streamers in ”bucktail” della tradizione Americana, o le mosche “salate” come per esempio lo straordinario “Lefty deceiver” di Lefty Kreh , che devono il loro successo al movimento accattivante del bucktail.

Alcuni artificiali della serie di Wulff  (foto dal web)
Alcuni artificiali della serie di Wulff  (foto dal web)

 

Comparadun  (foto dal web)
Comparadun  (foto dal web)

 

Tralasciando per il momento il discorso degli artificiali sommersi ed altre tipologie, riguardo le dry flies molti modelli hanno contribuito a rendere popolare questo materiale, per la loro provata efficacia, sostituendo in molti casi le vecchie mosche secche di stampo classico inadatte, per come erano concepite,  a lavorare in modo adeguato in certi ambienti acquatici con forti correnti/ contrasti.

Ecco che alle già citate Wulff si aggiungono le “Humpy”, le “Dave’s hopper” , le “Stimulator” ecc., tutte mosche nate per affrontare certi ambienti e che sfruttano una dote propria di questo materiale: la galleggiabilità. Questa caratteristica come ben sappiamo è di importanza primaria per le mosche che devono “lavorare” a galla.

Vediamo quindi quali sono le peculiarità del pelo di cervo e come andrebbe selezionato per l’impiego nei nostri artificiali.

Nel cervo le caratteristiche del pelo, come anche per altri animali, differiscono a seconda del periodo stagionale dell’anno. Generalmente, l’animale presenta un pelo più corto e solido con maggiore rigidità nel periodo estivo, più lungo e morbido nel periodo invernale. Anche il colore con le dovute eccezioni differisce, con tonalità più rossicce in primavera estate, più grigiastre screziate nel periodo autunno invernale.
Il pelo autunno invernale di un cervo come detto, è più morbido e più galleggiante se riferito allo stesso del periodo estivo. Questa caratteristica è dovuta alla particolare struttura interna del pelo stesso, che presenta una serie di cavità che hanno lo scopo di aumentare l’isolamento termico.

Sezione trasversale di un  pelo di cervo (foto dal web)
Sezione trasversale di un  pelo di cervo (foto dal web)

 

Ma non tutte le zone del mantello autunno invernale del cervo hanno le stesse caratteristiche.
Le differenze strutturali nelle diverse zone derivano dalla combinazione del diametro del pelo e dello spessore delle pareti di questo.
Avremo zone con peli di diametro maggiore e con parete sottile, questo risulterà più morbido, con maggiore galleggiabilità ma spesso sarà più fragile. Di contro avremo zone dove il pelo si presenterà con diametro più sottile e con pareti relativamente più spesse, meno morbido , inferiore galleggiabilità e maggior robustezza. Entrambe le tipologie trovano applicazioni diverse, vediamo come.

Le migliori case produttrici di materiale per fly tying, che commercializzano questo materiale, hanno capito le esigenze dei costruttori e propongono anche del materiale selezionato per utilizzi specifici.

Generalmente il pelo di cervo viene selezionato in funzione delle caratteristiche che abbiamo appena visto. Avremo pelo di cervo adatto per ali e code (detto “wing hair”) e pelo di cervo adatto ad essere assemblato con particolari tecniche per creare corpi voluminosi tipo “bass bug “, “bomber” e corpi per mosche secche stile “Wulff Irresistible” o sedge tipo la “Goddard caddis” (detto “spinning hair”).

 

Wulff irresistible, corpo realizzato in “spinning hair” (foto dal web)
Wulff irresistible, corpo realizzato in “spinning hair” (foto dal web)

 

Goddard caddis  (foto dal web)
Goddard caddis  (foto dal web)

 

Il pelo più adatto (e più ricercato) per ali e code (“wing hair”) deve avere la caratteristica, quando assembliamo un mazzetto di fibre comprimendole con il filo di montaggio,  di “aprirsi” (o se preferiamo “sollevarsi”)  in modo abbastanza contenuto, diciamo intorno ai 45 gradi rispetto al gambo dell’amo.

Queste caratteristiche le possiamo trovare nel pelo di cervo che presenta diametro relativamente fine e colore più scuro nella sua parte centrale, ma non solo. Tra i prodotti che appartengono a questa categoria troviamo quelli etichettati come “caddis wing hair” o con indicazioni specifiche riconducibili al suo utilizzo.

Una tipologia molto simile alla precedente è quella etichettata come “comparadun hair” adatta ad assemblare questo tipo di artificiale anche in taglie piccole. Questo deve avere le punte integre, omogenee, affusolate e brevi ( se la conicità della punta è breve, avremo la parte con maggiore galleggiabilità presente quasi fino alla punta, considerando che per questi artificiali  andremo ad utilizzare proprio una piccola parte di pelo vicino le punte). In genere è di lunghezza più contenuta.

 

Compardun hair (foto dal web)
Compardun hair (foto dal web)

 

Di contro, il pelo adatto per ottenere corpi compatti quando sagomati (spinning hair), ha generalmente diametro maggiore, lunghezza maggiore e spesso presenta punte affusolate molto lunghe. Quando assembliamo questa tipologia di fibre, sotto la tensione del filo di montaggio tendono ad “aprirsi” in modo incontrollato, arrivando a posizionarsi anche a 90 gradi rispetto al gambo dell’amo.

 

“Spinning hair” (foto dal web)
“Spinning hair” (foto dal web)

 

La maggior parte del pelo di cervo che si trova in commercio indicato come “deer hair” appartiene principalmente a due tipologie comuni di cervo presenti in nord America: il whitetail deer ed il mule deer ed alcune sottospecie chiamate in gergo coastal deer.
Per entrambi, gli usi che se ne fanno sono simili e presentano sostanzialmente differenze di tonalità di colore naturale.
Quando non specificato sulla confezione la tipologia, si tratta generalmente di pelo tipo “spinning hair”, (anche se occasionalmente si può trovare nelle confezioni generiche pelo “wing hair”).

Le parti bianche della pelliccia quali il ventre e la regione perianale vengono normalmente tinte in diverse tonalità e trovano il loro impiego d’elezione per “bugs” e “popper” da bass.
Possiamo trovare entrambe le tipologie di pelo sia tinte in vari colori sia decolorate (“bleached”).

La coda del whitetail deer è conosciuta come “Bucktail”, presenta una parte inferiore bianca ed una parte superiore in varie tonalità di marrone. Il pelo è molto lungo e fine verso le punte. Il pelo preso nella metà inferiore della coda presenta caratteristiche diverse rispetto a quello prelevato nella metà superiore (verso la punta della coda). Quest’ ultimo si presenta più fine e ondulato rispetto all’altro, ed essendo più solido tende ad “aprirsi” veramente poco. E’ quello che viene usato per creare code e ali nelle dry flies, anche se il suo ambito di elezione è per le ali delle mosche che lavorano “sotto”. Lo troviamo naturale o tinto in molteplici colori.

 

Bucktail naturale e tinto (foto dal web)
Bucktail naturale e tinto (foto dal web)

 

Anche altri rappresentanti della famiglia dei cervidi contribuiscono a fornire interessanti materiali per la costruzione; ecco alcuni tra i più usati.

L’ “Elk” è il nome che in Nord America è dato al cervo “Wapiti” (Cervus elaphus canadensis), rappresentante della famiglia che per dimensioni è secondo solo all’alce (Moose).
Conta diverse sottospecie che abitano alcune regioni del Nord America e nell’Asia nordorientale.
Se confrontato con il cervo (deer hair) generalmente ha il pelo di maggiori dimensioni, più robusto e più rigido, e sotto la pressione del filo di montaggio generalmente tende ad aprirsi meno. Per queste caratteristiche è un ottimo pelo per ali e code. Senza troppa difficoltà nel controllo del montaggio, si riescono ad ottenere degli ottimi profili di ali di sedge o di stonefly.
Indubbiamente nel campo del fly tying , l’artificiale  che lo ha reso famoso è la “Elk hair caddis”, ma trova molteplici altre applicazioni.

Il pelo del maschio (bull) è generalmente più chiaro e più robusto di quello della femmina (cow) che si presenta più fine e mediamente più scuro. Lo si trova anche decolorato o tinto.

 

Punte del pelo di Elk maschio (bull) Notare il basso “angolo di apertura” rispetto al gambo dell’amo (foto dal web)
Punte del pelo di Elk maschio (bull)
Notare il basso “angolo di apertura” rispetto al gambo dell’amo (foto dal web)

 

Punte del pelo di Elk femmina (cow)
Punte del pelo di Elk femmina (cow)

 

L’alce (che in Nord America è chiamato Moose) è il più grande tra i cervidi , ha il pelo molto più robusto e di maggiore lunghezza rispetto agli altri.
Si usa sia il pelo del mantello che il pelo della criniera (Moose mane) per creare code in imitazioni di grandi effimere, o avvolto sul gambo dell’amo alternando le tonalità di colore per ottenere dei corpi con rigaggio accentuato, oltre a tutti gli usi simili, con le dovute proporzioni, al pelo di cervo.
Il pelo del garretto dell’alce, come anche quello dell’Elk , si presenta molto più fine e con caratteristiche adatte a costruire anche piccoli artificiali.

 

Moose, pelo di garretto (hock). Notare il bassisimo “angolo di apertura”. E’ più rigido dei precedenti (foto dal web).
Moose, pelo di garretto (hock).
Notare il bassisimo “angolo di apertura”.
E’ più rigido dei precedenti (foto dal web).

 

Ultimo cervo, che è doveroso citare, è il nostro comune capriolo.

E’ un piccolo cervo (se confrontato agli altri di cui abbiamo parlato), che sta vivendo qui in Italia un periodo di buona espansione demografica grazie alle sue grandi doti di adattabilità in diversi habitat .
In estate ha un mantello di colore tendente al fulvo, in inverno assume un colore con diverse tonalità di grigio con punte screziate.
Il pelo invernale è molto fine e più delicato rispetto al cervo, di cui se ne fa lo stesso uso. E’ molto adatto per gli artificiali più piccoli, ma può essere impiegato anche per quelli di media taglia.
Ultimamente il pelo tratto dalle orecchie è molto utilizzato , soprattutto dai costruttori d’oltralpe. Presenta delle caratteristiche più simili al pelo di guardia della lepre cha al pelo di cervo.

Concludiamo questo piccolo viaggio, dove in modo molto sommario ci siamo affacciati nel mondo dell’utilizzo di  questo materiale per il fly tying, ricordando che la migliore mosca sarà sempre la prossima che scaturirà dalla nostra fantasia…….

 

About Roberto

Approdato alla pesca con la mosca artificiale nel 1976, ne trae il massimo della soddisfazione grazie al connubio con la passione della fotografia e delle scienze naturali.