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Terra di nessuno entomologica

15 anni fa, appena trasferitomi a Berna, mi resi subito conto di aver preso un’ottima decisione per quanto riguarda la pesca: la citta’ si trova a meta’ strada fra le Alpi ed il Giura, vale a dire che nel raggio di 100 km si spazia dal torrente alpino selvaggio e cristallino al fiume giurassiano ombreggiato e sornione.
Due ambienti completamente diversi dal punto di vista entomologico e quindi anche del comportamento del pesce. Ciliegina sulla torta: sotto casa scorre l’Aare con la sua acqua verde scuro, i numerosi temoli pinna blu e i suoi insetti di cui parlero’ senz’altro un’altra volta.
E poi c’e’ Malik che abita sull’altra riva del fiume, Jean-Pierre ad un tiro di schioppo e tutti gli altri ragazzi della SIM Suisse nella regione. Trasferirsi in una regione così favorevole alla pesca e’ alla portata di chiunque, basta dare un’occhiata alla cartina geografica e cercare una zona ricca di corsi d’acqua. Trovarci questi Amici pescatori a mosca, invece, e’ una fortuna sfacciata.
Gli insetti, dicevo. Dipende. Dipende dove, dipende quando. No, perche’ un neo esiste anche qui a Berna: l’inverno. Lungo come la fame.
La stagione della trota inizia il 16 marzo ma di solito c’e’ ancora la neve e fa un freddo cane, insetti e pesci sono piuttosto apatici. I fiumi giurassiani tendono a risvegliarsi prima delle acque alpine, soprattutto grazie all’altitudine nettamente inferiore che rende l’inverno un po’ meno rigido e la primavera piu’ precoce. Quindi, tradizionalmente le prime uscite del PAM sono nel Giura, mentre nelle Alpi si va a stagione avanzata.
Torrente BirseDomenica 4 aprile, prima uscita della stagione. Come ogni anno, la gioia di ritrovare il fiume dopo la pausa invernale e’ enorme. Da solo. Le uscite in compagnia le faremo dopo. Adesso si pesca sul serio.
Vado sulla Birse, il mio torrente preferito. Non e’ un fiume celebre ne’ spettacolare, tutt’altro, ma a me piace lo stesso, come preferisco un simpaticissimo cane bastardo ad un cane di razza.
Tecnicamente e’ piuttosto difficile, e il pesce c’e’, quindi il divertimento e’ garantito. Per chi volesse visitare il posto su Google Earth, ecco le coordinate:

N 47° 14′ 28″ – E 7° 20′ 37″Mentre percorro la valle della Birse mi rendo presto conto che malgrado l’assenza di neve e la temperatura eccezionalmente mite di questa bella giornata di sole, la primavera non e’ ancora iniziata.
Sulla vegetazione riparia non c’e’ ancora una foglia. Non e’ buon segno per la PAM.

Gamberetto

Come sempre in queste situazioni (anzi, come sempre tout court) prima di iniziare a pescare consacro un po’ di tempo all’osservazione degli insetti.Individuare le specie di insetti gia’ mature, vale a dire gia’ in periodo di schiusa, aiuta a scegliere e l’artificiale e la tattica di pesca.
Constato subito l’assenza di insetti sia in aria che sull’acqua ed entro nel letto del torrente per osservare gli insetti presenti sotto i ciottoli del fondo. Al primo sasso girato e’ subito un brulicare di gamberetti, sempre estremamente numerosi in questo torrente. Purtroppo la taglia minuscola ed il colore pallido dei gamberetti non mi infondono ottimismo perche’ sono segno di condizioni ancora invernali.
Nei momenti giusti, la pesca a ninfa con imitazioni di gamberetti e’ molto redditizia. Le trote cacciano i gamberetti nell’acqua bassa e calma, dove potremo usare artificiali privi di piombatura. E’ una pesca a ninfa molto fine, appunto per via della leggerezza dell’artificiale stesso.
Purtroppo, per adesso non se ne parla nemmeno, non e’ ancora la stagione. Ma ripassero’ da queste parti fra qualche settimana e allora sara’ tutta un’altra storia.

Rhyacophila

Mi sposto in piena corrente, sollevo un altro sasso ed ecco un altro abitante della Birse che non manca mai: la Rhyacophila, un tricottero tipico delle acque veloci.
Trattandosi di un genere aciclico, nel torrente troviamo esemplari di diverse eta’. Infatti, a fianco della larva notiamo la presenza del caratteristico fodero costruito con piccoli ciottoli attaccato alla pietra, nel quale un altro esemplare gia’ un po’ piu’ maturo sta effettuando la muta da larva a pupa. Ma la stragrande maggioranza sono ancora allo stadio larvale.
Queste larve sono carnivore, non nuotano ma rimangono aderenti alle pietre oppure si fissano al fondo con un filo di seta. Nella Birse la corrente non e’ molto veloce, per cui non troviamo tante Rhyacophila in corrente.
Probabilmente e’ questo il motivo per cui malgrado la forte presenza di queste larve le imitazioni piombate di Rhyacophila non rendono granché, tranne in alcuni tratti con corrente veramente veloce e tumultuosa. La pupa emergente, invece, e’ nettamente piu’ interessante, ma non ad inizio aprile.

Baetidae immatura

Mi sposto di un paio di metri verso una correntina leggera e sorridente dove dovrei trovare qualche ninfa di effimera. Infatti, qui il fondo ne e’ pieno – sotto ogni sasso vedo diverse piccole effimere ancora allo stadio larvale ma e’ subito chiaro che siamo ancora ben lontani dalle grandi schiuse primaverili di Baetis, come conferma l’abito ancora pallido e quasi trasparente di questi magnifici esserini.
Le ali, contenute nelle sacche alari, sono ancora di colore molto chiaro, segno inconfondibile dell’immaturita’ dell’insetto.

Heptageniidae
Qualche metro piu’ a valle, sotto la buca dove stavo osservando le ninfe di Baetis, il torrente percorre un breve tratto veloce e tumultuoso. Il fondo e’ coperto di sassi rotondi e piuttosto levigati.
Questo e’ il terreno tipico delle grosse larve piatte, che prediligono le acque veloci e ossigenate.
Anche qui, al primo sasso e’ tutto un viavai di ninfe piatte, ovvero di effimere della famiglia delle Heptageniidae.
E’ la stessa solfa di prima: anche queste ninfe sono ancora molto immature.
Oggi le mosche da caccia che imitano le grosse effimere se ne possono stare tranquille nelle scatole.
Dopo un quarto d’ora di sassi girati e insetti osservati, ecco finalmente l’unico avvistamento di una ninfa ormai vicina alla schiusa: e’ un Baetide, come quello delle foto precedenti, ma al contrario delle cugine immature questo esemplare dalle sacche alari gia’ molto scure e’ ormai prossimo alla schiusa. Certo che se schiude solo lui oggi non ci sara’ da stare allegri per la PAM….

Baetidae maturaBaetidae immature

A questo punto, inutile insistere sullo studio degli insetti presenti nel fiume, meglio iniziare a pescare. In queste situazioni, ovvero in assenza di specie di insetti prossime alla schiusa, scelgo spesso di basarmi almeno sulla specie piu’ numerosa e quindi probabilmente piu’ predata dal pesce.
Trota di inizio stagioneNon e’ una teoria basata su criteri o testi scientifici ma solo un modo come un altro per cercare un appiglio, un punto di partenza in mancanza di meglio.
Nella fattispecie e’ chiaro che le ninfe di Baetis sono il genere dominante in questo momento, e quindi tolgo dalla fly box per prepararmele sul portamosche del giubbino una piccola “Bead Head” dal corpo tutto in rame per pescare sul fondo, una “Pheasant Tail” non piombata da far lavorare sotto il pelo dell’acqua, una “Partridge & Green” e un’emergente verde oliva in CDC per pescare rispettivamente appena sotto e appena sopra.
Conoscendo il torrente, in queste situazioni e’ inutile batterlo in caccia perche’ si prendono solo trotelle molto piccole e si spaventano quelle di taglia interessante. Molto meglio risalirlo piano piano e osservare attentamente i rari segni di vita del pesce, che si tratti di bollate o guizzi subacquei.
Una volta avvistato il pinnuto attivo, scelgo quell’imitazione che mi dara’ le migliori chances di cattura. Ad esempio, in una lama calma sara’ spesso l’emergentina, al piede di un raschio invece la sommersa, mentre in piena corrente andro’ con la ninfa piombata. Sempre dello stesso insetto si tratta, ma presentato di volta in volta nel modo che mi sembra piu’ plausibile dal punto di vista del pesce.
Dopo un paio d’ore di pesca, e’ ora di rientrare a casa. Il bilancio della prima uscita e’ positivo: insetti ancora immaturi, pesci svogliati ma qualche trota dalla bella livrea l’ho catturata lo stesso. E intanto ho ripreso il contatto col fiume e i suoi abitanti. 

Sergio Rizzoli

PS Mentre scrivo queste righe sto distrattamente guardando River monsters alla TV, c’e’ Jeremy Wade in Alaska che cattura uno storione bianco di 10 piedi, dice che arrivano anche a 20 piedi. Jeremy pesca a fondo, come esca usa un salmone di una libbra su un amo da pesca allo squalo. Non accenna agli insetti presenti in quel lago…!?

About Roberto

Approdato alla pesca con la mosca artificiale nel 1976, ne trae il massimo della soddisfazione grazie al connubio con la passione della fotografia e delle scienze naturali.